Questo sito utilizza i cookie

Usando questo sito si accetta l'utilizzo dei cookie anche di terze parti. Per maggiori informazioni vi invitiamo a leggere l'informativa cliccando su "Maggiori Informazioni".
Cliccando sul pulsante "Accetto" date il consenso all'utilizzo dei cookie.

+ - reset
int_inrete.jpg

MI LIMITO D'IMMENSO

MI  LIMITO  D'IMMENSO Il limite nelle esperienze umane

Questo il titolo del convegno svoltosi a Trento, presso la Sala Conferenze del Muse, sabato 19 maggio 2018

Il limite – nelle riflessioni, nelle narrazioni, nelle esperienze e nei pensieri degli intervenuti – ci viene descritto come qualcosa  che ci sfida e, nel contempo,  ci stimola a vivere, pensare ed agire, tra il principio-realtà e il principio-possibilità; a vedere – in quel confine (talvolta, incerto) – una soglia, un'apertura, un luogo d'incontro, una possibilità di relazione, di crescita, di prossimità, di dialogo, di fratellanza; esso (il limite) è antropologicamente connaturato alla nostra esistenza, e tutti – chi più, chi meno; chi prima, chi dopo – ne sperimentiamo la presenza, abituandoci a progettare (e a riprogettare) la nostra vita; esperendo, entro quel confine (e, ove e per quanto possibile, spostandolo in avanti), la dimensione della libertà/responsabilità/operatività (dagli interventi dei professori Giuseppe Milan e Silvia Peraro, moderatori dell'incontro).

 

Giuseppe B. (la cui storia ci viene presentata in un cortometraggio), un artigiano della ceramica, d'incommensurabile bravura ed ispirazione, ci incoraggia e ci commuove, nel proferirci, con umile profondità, i problemi che incontra e che affronta (e, in parte, supera) nel vivere e lavorare/creare nello spazio che i limiti derivanti dalla sua malattia progressiva gli offrono/consentono; entro quei confini, lui riconfigura la sua dimensione operativa e, nelle opere, imprime ed esprime la propria umanità, nella dimensione della speranza e della gratitudine per il dono della vita.

 

Superando numerosi e consolidati limiti teorici, culturali e sociali, il dottor Renzo De Stefani (psichiatra) promuove (nello spirito mai spento di Basaglia), in psichiatria, un approccio terapeutico (del fare assieme) che vede la collaborazione tra operatori, utenti, familiari e volontari, e che si esplica, tra l'altro, nel progetto 'Amici per casa'; ove si sperimenta, positivamente, la convivenza tra rifugiati per motivi di guerra e utenti con disagio psichico; convivenza nella quale lo svilupparsi di una sincera relazione di mutuo aiuto migliora la condizione di salute di quest'ultimi (utenti) e procura, nel contempo, un senso di soddisfazione e di  realizzazione nei primi; i rifugiati, un po' per le tradizioni di provenienza, un po' perché hanno conosciuto l'umana sofferenza  al suo apice, si mostrano particolarmente sensibili e premurosi nel loro approccio cogli utenti/amici (testimonianze di Mutiu Mohamed e di Marco Agostini).

 

Tre giovani studiosi di Economia (Gloria Comper, Francesco Crepaz e Luca Guandalini) ci mostrano come – in campo economico – limiti ritenuti, in passato, insormontabili vengano, col tempo, ampiamente superati; coll'aumentare della produttività e della disponibilità dei beni, crescono, purtroppo, anche la disuguaglianza, l'inquinamento, la durata dell'orario di lavoro, l'ingiustizia sociale; tutto ciò non deve, però, apparirci come inesorabile; i nostri tre amici ci offrono la prospettiva (e l'esempio) di un'economia che torni ad essere responsabile, solidale e a misura dell'uomo, della famiglia, della comunità; e che sia felice e rispettosa dei valori e degli affetti più cari.

 

Nel trailer del film 'Niente sta scritto' (Marco Zuini ne è il regista; i protagonisti sono Martina Caironi, campionessa paralimpica, e Piergiorgo Cattani, giornalista e scrittore, che, nella distrofia muscolare, non ha riconosciuto un limite frenante il suo vulcanico impegno culturale e sociale), viene presentata l'attività della Fondazione Fontana, nella quale le limitazioni di tipo fisico non condannano alla chiusura/resa/emarginazione/autocommiserazione, ma spingono, invece, a un'azione d'aiuto verso i più sofferenti, i più poveri, i più sfortunati della terra; è un percorso controcorrente, una guarigione oltre il corpo, una relazione colla comunità, l'affermazione  di elevati valori umani e civili.

 

L'intervento vero e proprio (al di là del trailer) di Cattani ci ha accompagnati nell'incontro con alcuni testi poetici fondamentali della letteratura universale. Con Leopardi, l'uomo supera la barriera (siepe) coll'immaginazione (finzione nelle parole del poeta e del relatore; ma è finzione, soltanto? o, entrambi, ritengono che sia sublime e ineguagliabile elevazione dello spirito?) e arriva ad intuire l'infinito. Con Montale, oltre la rete che ci avviluppa, oltre il muro della vita travagliata (con cocci di bottiglia aguzzi alla sommità), tentiamo l'evasione (dalla gabbia, dalla prigione). Con Ungaretti, nel freddo, nella fame, nella stanchezza, nell'angoscia della guerra (colla presenza costante e incombente della morte), d'improvviso, nella nebbiosa mattina invernale, una luce ci avvolge nell'immensità: qui, il limite non viene superato, ma piuttosto, compreso ed accettato; con questa consapevolezza, possiamo abbracciare l'infinito.

Altre suggestioni ci propone Cattani: “Le città, per esistere, devono avere un centro e un limite” (Mario Botta, architetto), e così l'uomo, per potersi relazionare; tutti noi abbiamo dei limiti e siamo  vulnerabili; non marginalizziamoci, dunque, ma, con l'aiuto reciproco, risaliamo la china,  giungendo, così, a una serena presa di coscienza; la società si costruisce  nella mutua accettazione dei propri limiti: essi, delimitandoci,  trasformano gli spazi concreti e interiori in luoghi vissuti, in cui intessere relazioni e far nascere collaborazioni; le difficoltà e la vulnerabilità devono stimolarci a  operare per il superamento dell'emarginazione sociale ed esistenziale e per il miglioramento del benessere collettivo (anche di chi, a prima vista, sta bene): non c'è più, quindi, un 'noi' e  un 'loro'.  Il relatore chiude con Charles Baudelaire (Elevazione): lasciandosi dietro la noia e i tormenti, slanciarsi verso la luce, la serenità e la comprensione del linguaggio dei fiori e delle cose mute.

 

Nell'intervento di Paolo Crepaz (docente in pedagogia dello sport e medico sportivo), lo sport è, potenzialmente e, (per fortuna) tante volte, realmente, un luogo in cui si misurano, si rispettano, si spostano e si oltrepassano i limiti, nella dimensione dell'impegno, del coraggio, della fatica, dell'amicizia, della fratellanza, del reciproco riconoscimento; della scoperta, dell'avventura, della solidarietà, del rispetto delle regole  del gioco; dove a vincere è l'atleta che non si rassegna al problema fisico (o psicofisico), o, comunque, l'atleta che, umilmente, nobilmente e senza uno  scopo materiale, amplia – dell'umanità –  le frontiere; lo sport è salute e luogo in cui la ricerca medica sperimenta metodi, strumenti, protesi che,  nel venire incontro agli atleti con qualche disabilità, si rivelano utili all'umanità intera.

 

Ne 'Il mondo di Lucy', i gravi problemi di salute diagnosticati precocemente alla nascitura (Lucy) colorano dolorosamente l'attesa - da parte dei genitori (Anna Benedetti e Gianluca Anselmi, entrambi musicisti professionisti) – della sua nascita; ma il coraggio, la speranza e la fede illuminano, man mano, e sempre più fortemente, questo tempo; che diventa tempo dell'accoglienza, dell'aiuto e del sostegno reciproco; dell'impegno, della speranza e della fiducia; Lucy, circondata dall'amore, supera ostacoli indicibili e diventa – lei stessa - centro di irradiazione di amore e di fiducia. Questo cammino affascinante viene espresso in un racconto per immagini, parole e musica. Il sapiente montaggio dei tre elementi suscita intensa partecipazione: le immagini sono drammaticamente belle; le parole trasmettono una verità intimamente vissuta; la musica – melodicamente, armonicamente e ritmicamente – ci immerge nel dolore profondo e ci eleva a una gioia pura. La rappresentazione si colloca all'incrocio tra cinema, teatro e opera in musica (tra pop raffinato, umori jazzistici, sentori di classica contemporanea): è, nel contempo, testimonianza fedele e partecipata, e opera dotata di verità artistica.

 

Una visitazione del concetto di limite, in un ampio spettro e in variegate declinazioni, che – nelle testimonianze succedutesi – ha inteso approfondire il tema e offrire un messaggio di speranza.

 

 



In agenda

Nessun evento

Chiara Lubich

Nasce a Trento il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli.
La madre è fervente cattolica, il padre socialista.
Nell’imperversare della seconda guerra mondiale, sul crollo di ogni cosa, comprende che solo Dio resta: Dio che è Amore. La sua vita si trasforma. Lo sceglie come unico Ideale. 

leggi tutto...

Centro Chiara Lubich 
Movimento dei Focolari

 

"Opportunity! Dal limite il di più"
In un documentario, volti e parole di persone normali e straordinarie al tempo stesso, rese dalla vita,
o dalla professione, "esperte nel limite".

Opportunity

La forza scandalosa dell' "anello debole", che si scopre prezioso per la catena tutta, emerge da questo collage di testimonianze dirette come annuncio di speranza e di gioia per la vita di ciascuno.
Regia di Donato Chiampi

 

FILM I colori del silenzio.
Servizio TG RTTR andato in onda lunedì 13 gennaio
sul film "I colori del silenzio" del regista trentino Piero Acler

I colori del silenzio

 
 

La matita rossa

In un video, bello e delicato,
le ex alunne di Chiara Lubich,
ricordano la loro maestra Silvia
(Chiara) Lubich a Castello in
Val di Sole.

 

 

 

Sguardo sulla città

13 - I tre portoni


Accanto a questi archi, in Via Santa Croce, Chiara e le sue compagne si danno spesso appuntamento.

16 - Ex Ospedale S. Chiara


In quello che ora è centro culturale si trovava l'ospedale.
La mattina del 14 maggio 1944 Chiara vi cerca il fratello Gino, studente di medicina, che fra le rovine e i morti le sussurra: "Vedi? Tutto è vanità!".

Centro Mariapoli

Città Nuova

Centro Culturale Trentuno

Newsletter

Informativa privacy
Joomla : www.trentoardente.it

Il Dado dell'Amore

Biblioteca

 Ilaria Pedrini

 Marilen 
 semplicemente 
 vivere

 Città Nuova 
 Editrice, 2000

 

Armando Torno
PortarTi il mondo fra le braccia. Vita di Chiara Lubich.
Città Nuova Editrice 2011

 

a cura di Doriana Zamboni
I fioretti di CHIARA e dei Focolari.
San Paolo, 2002

 

Matilde Cocchiaro
Partono i bastimenti. Vita di Ginetta Calliari.
Città Nuova Editrice 2009

 

 Dal Bello Mario

La congiura di Hitler

 Città Nuova 
 Editrice, 2013

 

Chiara Lubich
Cercate la pienezza della gioia
Città Nuova Editrice, 2012

 

 Tanino Minuta

Abbiamo creduto all'amore

 Città Nuova 
 Editrice, 2013

 

Giancarlo Maria Bregantini
Il nostro sud in un paese (reciprocamente) solidale
Città Nuova, 2010

 

Chiara Lubich, Igino Giordani
Erano i tempi di guerra. Agli albori dell'ideale dell'unità
Città Nuova Editrice 2007