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“Il dialogo fra le nostre religioni? Ascoltare insieme la voce di Dio”

Dialogo interreligioso

Nel giorno in cui in tutto il mondo si è ricordato il 75° anniversario della consacrazione a Dio di Chiara Lubich, il leader musulmano sciita Shomali, iraniano, lancia dal Centro Mariapoli di Cadine l’invito a fare un salto di qualità: “Non bastano le relazioni di fiducia e il rispetto reciproco. 

Avvenire
Mercoledì 12 dicembre 2018

Dialogo, la sfida di andare «oltre» Con l’islam servono paradigmi nuovi

 
Nel 75° anniversario della consacrazione a Dio
di Chiara Lubich, in Trentino l’incontro promosso dal progetto “Le ali dell’unità per vivere il dialogo” promosso dall’università Sophia con ricercatori e studenti sciiti da vari paesi. 
Piero Coda: pensarsi insieme a partire dal bene comune della famiglia umana
 
DIEGO ANDREATTA
Trento
 
Un’indicazione netta, esigente, per un salto di qualità nel dialogo interreligioso. È venuta daTrento, la culla del movimento dei Focolari, nel giorno in cui si ricordava il 75° anniversario della consacrazione a Dio di Chiara Lubich. Dal "Centro Mariapoli” sobborgo trentino di Cadine, questa richiesta «a fare un passo avanti» è risuonata dalla voce di un leader musulmano sciita, il professor Mohammad Shomali: «Abbiamo avuto varie esperienze di dialogo in questi anni, è cresciuta l’amicizia fra noi – ha spiegato il direttore iraniano del Risalat International Institute di Qum, che 22 anni fa ha avviato i primi contatti con i focolarini – ma oggi dobbiamo puntare a qualcosa dinuovo, ad un paradigma nuovo»
.
Docente a Londra, Shomali illustra questa prospettiva alla presenza di una quarantina di giovani ricercatori e studenti musulmani sciiti venuti in Italia da vari Paesi (Argentina, Egitto, Libano, Giordania, Brasile, Regno Unito, Iran, Pakistan, Canada, Stati Uniti, Svezia e Francia) per il progetto di ricerca e formazione “Wings of Unity - Le ali dell’unità per vivere il dialogo” presso l’Università “Sophia” di Loppiano. La sessione conclusiva, aperta al pubblico, si è tenuta proprio a Trento, grazie alla collaborazione tra Fondazione Sofia e Provincia autonoma, con l’approfondimento del cammino compiuto.
 
«Non possiamo fermarci al riconoscere insieme che l’unità di Dio deve manifestarsi anche nell’unità fra gli uomini – argomenta Shomali – abbiamo bisogno di chiedere a Dio di aiutarci a non fermarci nella nostra cerchia ristretta. Non sarei onesto nei confronti di Dio se gli dicessi che mi sono impegnato nel dialogo, ma poi ho parlato solo in riferimento ai miei testi e ai miei maestri». E allora? «Sia noi sciiti che voi cristiani, tutti dobbiamo impegnarci non soltanto ad un rispetto reciproco della proprie posizioni, puntando a presentare all’altro la propria realtà nel migliore dei modi. No, il paradigma nuovo, più elevato, è ascoltare insieme la voce di Dio, come se la si ascoltasse con un orecchio musulmano e un orecchio cristiano. Ma la condizione base è mettere da parte il proprio ego, quello della propria persona, per ascoltare davvero quello che Dio ci vuole dire anche attraverso l’altro»
.
Lo ascoltava annuendo il preside di “Sophia”, il teologo Piero Coda, che ha sottolineato la pratica di quella «cultura dell’incontro fra le culture» prospettata da papa Francesco. «In questi giorni a Loppiano e a Trento – ha aggiunto – abbiamo capito con questi fratelli musulmani di dover pensare a partire dal bene comune della famiglia umana, dal riconoscimento dell’altro. Nel solco dell’ispirazione di Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 e poi di Chiara Lubich che proprio il 27 aprile 2016 ha incontrato il Shomali a Loppiano invitandoci a fare il cammino insieme». Un cammino che è cominciato con un patto reciproco, 22 anni fa, e pare decisamente orientato ad andare “oltre il dialogo”.
 
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16 dicembre 2018
vita trentina
 

di Diego Andreatta

 

“Il dialogo fra le nostre religioni? Ascoltare insieme la voce di Dio”

Il leader musulmano sciita Shomali, iraniano, lancia dal Centro Mariapoli di Cadine l’invito a fare un salto di qualità:

“Non bastano le relazioni di fiducia e il rispetto reciproco”

 
Nel giorno in cui in tutto il mondo i focolarini ricordavano il 75° anniversario della consacrazione a Dio di Chiara Lubich, pronunciata il 7 dicembre 1943 a Trento, presso il Centro Mariapoli di Cadine si teneva il momento conclusivo, pubblico, della “Settimana per l’unità” che ha riunito in Italia una quarantina di studenti e ricercatori musulmani sciiti e una ventina di cristiani.
Giornate di confronto aperto – anche sul ruolo delle religioni in Europa – che hanno favorito lapprofondimento delle problematiche che frenano il dialogo e che talvolta diventano motivo di conflitto e di tensione.
È stato don Piero Coda, preside dell’Università “Sofia” di Loppiano, promotrice della Settimana con il contributo della Provincia autonoma di Trento, a collocare questa nuova esperienza interreligiosa dentro la dinamica indicata anche da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (vedi anche articolo sopra). Ovvero, nella promozione di “un’autentica cultura dell’incontro fra le culture” che parte dal valore del riconoscimento dell’altro.
In una pausa dei lavori di Cadine abbiamo intervistato il leader sciita di questo percorso interreligioso, Mohammad Shomali, docente a Londra e direttore del Risalat International Institute di Qum in Iran, coordinatore dei religiosi sciiti aperti al dialogo religioso.
 
Prof. Shomali, come si è arrivati a questa settimana del dialogo?
I primi contatti con il movimento di Chiara Lubich risalgono a 22 anni fa, quando per la prima volta insieme a Piero Coda la incontrai. Da lì ci sono state poi altre occasioni in molti Paesi, anche per il lavoro svolto all’interno della nostra realtà sciita con otto diversi momenti e dialoghi già pubblicati in oltre sei volumi. L’estate scorsa numerosi nostri studenti hanno partecipato ad un’esperienza estiva in Primiero, molto significativa per loro.
 
A che punto siamo, secondo lei, in questo dialogo interreligioso?
A mio avviso ora siamo alla ricerca di qualcosa di nuovo, di un paradigma nuovo. Mi spiego: finora è molto cresciuto fra noi il rapporto di amicizia e di fiducia reciproca che nasce dalla conoscenza e dal condividere alcune esperienze di convivenza. Abbiamo anche capito quanto l’unità sia importante nelle nostre rispettive religioni, perché l’unità di Dio si manifesta anche nell’unità fra gli uomini. Però…
 
Però…
Il rischio è quello di fermarsi, di non fare passi avanti. Ovvero ognuno di noi si impegna a presentare al meglio all’altro la propria religione, ma non va oltre. Abbiamo bisogno di chiedere a Dio di aiutarci. A me stesso dico che non sarei onesto nei confronti di Dio se dicessi che ho fatto del mio meglio ma di fatto ho avuto come riferimento soltanto i sapienti musulmani e i testi della tradizione islamica. Allo stesso modo un cristiano non può dire a Dio di impegnarsi al massimo per il dialogo se poi porta a proprio sostegno soltanto i testi della sapienza cristiana e i suoi maestri. È il momento in cui insieme ci proponiamo di chiedere a Dio di aiutarci a comprenderlo. Questo è per me il nuovo paradigma, un livello di dialogo più elevato. Nel dialogo normale infatti si ascolta con rispetto l’altro ma poi si cerca di presentare la propria realtà in modo migliore…
 
Invece, cosa intende per chiedere insieme a Dio…
Vuol dire ascoltare insieme la voce del Signore, rimanendo ognuno nella propria fede. Mi vien da dire: come se lo ascoltassimo con un orecchio musulmano e un orecchio cristiano. Aggiungo che perché questo ascolto sia efficace la condizione base è che non sia troppo presente in noi il nostro ego, personale e collettivo.
 
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Le Mariapoli città di Maria al servizio dell’unità

Fiera di Primiero

Cuore dell’iniziativa interreligiosa di cui si parla nell’articolo che apre questa pagina, è stato il “Centro Mariapoli” di Cadine, in Trentino. Le “Mariapoli”, letteralmente “città di Maria”, erano originariamente ritiri estivi promosi da Chiara Lubich fondatrice del Movimento dei Focolari che si tenevano negli anni Cinquanta sulle Dolomiti. Proposte temporanee che poi si sono trasformate in iniziative e cittadelle permanenti al servizio della spiritualità dell’unità.
Centro Mariapoli Chiara Lubich - CadineLa struttura di Cadine è stato inaugurata il 24 maggio 1986 con il nome di Centro Mariapoli “Parola di vita”. Ospita incontri, corsi e convegni per persone di ogni età e cultura.
All’inaugurazione Chiara Lubich fra l’altro disse: «questo Centro ci ricorderà la rivoluzione evangelica che la Parola scatena ogniqualvolta la si mette in pratica con impegno; come per Essa gente dispersa diventa popolo; come persone che tra loro s’ignorano diventano comunità; come per Essa membri di Chiese diverse possano accelerare l’ora della piena Comunione». Il 24 gennaio 2009 il Centro è stato intitolato a Chiara Lubich, scomparsa poco meno di un anno prima, il 14 marzo 2008. 
(Red.Cath.)


Chiara Lubich

Nasce a Trento il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli.
La madre è fervente cattolica, il padre socialista.
Nell’imperversare della seconda guerra mondiale, sul crollo di ogni cosa, comprende che solo Dio resta: Dio che è Amore. La sua vita si trasforma. Lo sceglie come unico Ideale. 

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Centro Chiara Lubich 
Movimento dei Focolari

 

 

A Trento sulle orme di Chiara

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Trento, nella sua storia, si è più volte candidata città del dialogo ecumenico e civile. Proprio qui vede la luce l’ideale dell’unità di Chiara Lubich che, da quasi 70 anni, sprona milioni di persone nei cinque continenti a viverlo in prima persona e a costruire brani di fraternità sempre più ampi...

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A Trento con Chiara Lubich. Le parole dei luoghi.
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