Martin Nkafu

docente universitario di filosofia africana a Roma,
Chief dei bangwa, tribù del Camerun occidentale.

Molti popoli in tutto il mondo hanno sentito che il carisma dell’unità è fatto per loro, arricchisce le loro culture e si integra perfettamente con esse.

Per questo sentono che Chiara Lubich appartiene in qualche modo anche a loro, oltre che a Trento.

Fra questi popoli vi è il mio: i bangwa, nel Camerun, a Fontem.

Avevo 16 anni ed ero già cristiano quando, invitati dal mio popolo, alcuni focolarini medici sono venuti nella mia terra per risolvere il problema della mortalità infantile che all’epoca colpiva oltre il 90% della popolazione. Ma l’arrivo dei focolarini, oltre a debellare la mortalità infantile, ha segnato l’inizio di un’era nuova per il nostro popolo. Molti giovani come me si sentivano attratti dal messaggio cristiano che con la vita ci veniva comunicato, e desideravano vivere come loro.

La storia purtroppo ci ha lasciato dei segni dolorosi che hanno messo in conflitto fra loro l’Occidente e il mondo africano. Perciò spesso ci chiedevamo se avremmo potuto fidarci degli occidentali… Ma Chiara e i focolarini, con il loro modo di essere, hanno buttato completamente per aria i nostri pregiudizi.

Ci siamo accorti che nel loro agire non seguivano interessi personali e nemmeno uno zelo apostolico per farci diventare tutti cristiani. Umilmente si mettevano al servizio dei fratelli, lavorando giorno e notte come medici, infermieri, ingegneri, insegnanti, falegnami…

Ed è per questo loro amore ed anche per il contributo concreto dei giovani del Movimento in tutta Europa (il cosiddetto “Progetto Africa”), che oggi a Fontem c’è un ospedale, un college, una parrocchia, una centrale idroelettrica, centri di formazione professionale, ecc.

Un giorno, nel 1969, Chiara, venuta a Fontem per inaugurare l’ospedale, ci ha illuminato la vocazione di questo luogo dicendo: “Io già vedo sorgere in questo posto una grande città, una città che diverrà famosa in tutto il mondo, non tanto perché avrà grandi ricchezze materiali, ma perché in essa brillerà una luce che illuminerà tutti e che tutti vorranno avere; è la luce che scaturisce dall’amore fraterno tenuto sempre acceso fra noi, in nome di Dio. E qui accorrerà tanta gente per imparare come si fa ad amare, come si fa a cambiare il mondo”.

In effetti, negli anni successivi molti cominciarono a venire a Fontem, attratti dall’originalità dell’esperienza iniziata. Alcuni si fermavano per periodi di tempo abbastanza lunghi proprio per “imparare ad amare”. E tornando nelle loro città, nei loro villaggi, desideravano ripetere quanto avevano visto e sperimentato a Fontem. Sono così nate delle comunità del Movimento in molti altri Paesi africani.

Nel maggio 2000, Chiara è ritornata a Fontem. Quest’ultimo viaggio ha segnato una nuova tappa per la storia del nostro popolo perché, vivendo coi bangwa per due settimane, Chiara si è resa conto di quanto l’ideale evangelico dell’unità abbia trovato terreno fertile nella nostra cultura ed abbia inciso sulla vita quotidiana della nostra gente.

Durante uno storico incontro con il re e tutto il popolo, Chiara ha quindi proposto e stretto con tutti un patto di amore reciproco, cui tutti hanno aderito stringendosi le mani in un’atmosfera solenne e piena di gioia. Questo patto è ormai diventato la condizione di appartenenza alla città di Fontem e sta diventando il legame che unisce i Bangwa con i popoli vicini.
 

 

 

 
 

Cittadelle in Africa:

Camerum: Fontem - Maria Mai

Kenia: Nairobi - Piero

Costa d'Avorio: Man - Vittoria

In Africa il Movimento è attualmente presente in 50 nazioni con circa 178.000 membri

informazioni  sul “Progetto Africa” dei Giovani per un mondo unito
Azione Kigoma

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