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68 ANNI FA NASCEVA IL MOVIMENTO DEI FOCOLARI
Una data ed un luogo da ricordare: Trento, 7 dicembre 1943

 


          “Se dovessi trovare una sola parola per descrivere l'intera opera di Chiara direi l'amore, l'amore incondizionato verso Gesù, alimentato da una fede fortissima. È la fede che si fa vita e la vita che diventa fede e comunica gioia”. Parole di Armando Torno, editorialista del Corriere della Sera e autore di una recente biografia su Chiara Lubich “Portarti il mondo fra le braccia” (ed. Città Nuova).

“Fede che diventa vita” e, si potrebbe aggiungere, diventa cultura, economia, fatto sociale, ‘vision’ per contribuire a costruire una società orientata alla fraternità universale. Qui dentro vi sono molte delle intuizioni che segnano la traiettoria di Chiara Lubich. Piste percorse oggi da persone che operano nelle culture, nelle aree geografiche, negli ambiti più diversi. Intuizioni che stanno diventando storia (vedi il progetto di Economia di comunione o l’orizzonte di “Insieme per l’Europa”).

Piaceva infatti a Chiara l’espressione di Giovanni Paolo II al Genfest, manifestazione dei giovani a Roma, all’indomani della caduta del muro di Berlino: “Coloro che guardano il futuro sono quelli che costruiscono la storia”. Piacevano, forse da esse si sentiva espressa.

 Una storia che, come tale, ha uno spartiacque. Era il 1943 e Trento gridava il crollo di case e di ideali, il dramma degli sfollati, il coraggio della resistenza…, città simbolo di un mondo dilaniato da una assurda guerra.

Chiara è stata invitata a ricordare più volte quel 7 dicembre 1943 che decise della sua vita. L’ultima volta che ne parlò in pubblico si richiamò alla consapevolezza “di trovarci di fronte ad un'Opera nuova” che 68 anni fa non c'era. “Opera che abbiamo visto nascere, crescere, svilupparsi su tutta la terra”. E “poiché Dio è concreto nel suo agire, ha provveduto subito ad assicurarsi il primo mattone per l'edificio… E pensa di chiamare me, una ragazza qualunque… Di qui la mia consacrazione a Lui, il mio ‘sì’ a Dio seguito ben presto da tanti altri ‘sì’” di donne e uomini.

Una lettura che Chiara sintetizza: “Di luce parla quel giorno e di donazione di creature a Dio quali strumenti nelle sue mani” in vista dell’unità della famiglia umana. “Luce e donazione di sé a Dio, due parole estremamente utili allora, in quel tempo di smarrimento generale, di odio reciproco, di guerra. Tempo di tenebra, dove Dio pareva assente nel mondo col suo amore”. “Due parole che anche oggi il Cielo vuole ripeterci, quando sul nostro pianeta si protraggono tante guerre” che si combattono con armi e strategie le più subdole e nefaste.

Ma nella visione di Chiara non poteva mancare lo scopo di tutto questo “perché nasca un mondo nuovo”. Con l’incoraggiamento “quasi nascessimo un'altra volta” a “ridonarci completamente a Dio” secondo le modalità di impegno di ciascuno, per insieme rendere fecondo il presente ed il futuro che ci sta davanti.

A fianco a tutti gli altri si pone anche il Movimento dei Focolari, come più volte ha detto l’attuale presidente Maria Voce. Ricordando la ‘cantina buia’ in cui agli inizi, durante la guerra, Chiara e le sue compagne leggevano il vangelo al riparo dalle bombe, Maria Voce ha avuto modo di dire proprio a Trento a colloquio con una settatina di vescovi: “Oggi la cantina buia è il mondo, con le sue sfide e i suoi interrogativi che interpellano anche noi. Ed è proprio a noi che Chiara riconsegna oggi il Vangelo, per rievangelizzare noi stessi e, poi, per gli altri, per l’umanità che ci circonda”.

Victoria Gómez


 di
Victoria Gómez


7 Dicembre 2011

 







© Foto CSC - Centro S. Chiara Audiovisivi

     
     

GIORNATA DI AMICIZIA E FRATERNITA' FRA MUSULMANI E CRISTIANI

 

Breguzzo 26 giugno 2011.


Giornata di amicizia e fraternità tra una sessantina di musulmani e cristiani nella splendida cornice delle montagne delle Giudicarie.



 

“La prossima volta porterò tutta la mia famiglia”, ha confidato un uomo marocchino, musulmano, alla amica trentina, cristiana, che lo aveva invitato. La splendida cornice della valle di Breguzzo sembrava scelta apposta per accogliere la giornata di amicizia vissuta l’ultima domenica di giugno da famiglie mussulmane di varia origine (algerina, marocchina, tunisina…) e trentine, in prevalenza cristiane. Ci si conosceva perché vicini di casa, o incontrati nelle maniere più diverse, ma i rapporti erano stati coltivati nel tempo.

Quella domenica l’appuntamento per tutti era al piazzale della stazione delle corriere di Tione. Da lì diverse famiglie e un folto e vivacissimo gruppo di bambini e ragazzi sono partiti a bordo del “trenino” caratteristico dei percorsi naturalistici. Dieci chilometri per raggiungere la chiesetta degli Alpini nella Valle di Breguzzo. Un percorso scandito da festosi e ininterrotti “ciao!” dei bambini a tutti i passanti e a quanti erano affacciati ai balconi, puntualmente corrisposti.

Sul posto prescelto un gruppetto locale di cristiani e mussulmani, aveva preparato l’accoglienza ed avviato il fuoco. Era prevista infatti una braciolata con carne macellata rigorosamente secondo l’uso islamico, accompagnata da focacce e verdure. Un pranzo che è risultato un momento di condivisione e di racconti.

Nel pomeriggio, mentre bambini e ragazzi facevano una piccola gita attraverso il bosco, gli altri, dopo il momento della preghiera, si sono seduti in circolo. C’era voglia di raccontarsi, di ascoltare le storie gli uni degli altri, di comunicare esigenze, esperienze, domande, di dialogare sui temi più vari in un clima di gioia e di crescente stima e fiducia.

Un signore trentino, attirato lì dall’idea di trascorrere un momento di amicizia ha commentato: “Penso ci siano pochi luoghi al mondo dove famiglie cristiane e mussulmane si ritrovino a parlarsi e ascoltarsi unite nel nome di Dio. Quello vissuto oggi mi pare un prodigio”.

La giornata si è conclusa con un altro incantevole percorso sul “trenino” tra boschi e luoghi significativi come il Santuario della Madonna del Lares che gli abitanti del posto illustravano via via, nella gioia e nell’interesse di tutti gli altri. “Che giornata indimenticabile!” si sentiva dire qua e là. Ed ancora: “Quando ci rivediamo?”.

Una domenica di sole dentro gli animi e fuori. Un nuovo piccolo ma significativo passo verso la fraternità voluto e promosso dai Focolari del Trentino e dall’associazione Nuove Cittadinanze di Trento.


 












 
     

PIANTARE TANTI ALBERI PER SALVARE LA COLLINA CHE FRANA

 


Sabato 14 marzo 2011, presentazione a Trento del libro-intervista
«Il nostro Sud in un Paese reciprocamente solidale»
di GianCarlo Maria Bregantini e Paolo Loriga


Una coincidenza
? I quotidiani di Trento, proprio quel sabato, titolavano così le prime pagine: “La ’ndrangheta in Trentino”. Allarme e preoccupazione nel mondo imprenditoriale: “Non siamo più un’isola felice e chi è in difficoltà finisce nelle mani degli usurai”.

Un brivido che attraversa anche i cittadini, tra cui una vivace classe dell’ITI di Pergine, che gremiscono la bella Sala della Filarmonica per l’attesa presentazione del libro-intervista «Il nostro Sud in un paese (reciprocamente) solidale» di mons. Bregantini e Paolo Loriga, edito da Città Nuova, incontro moderato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto-Adige Fabrizio Franchi. Anche la Città nelle sue istituzioni è presente attraverso l'Arcivescovo mons. Luigi Bressan e l’assessore del Comune alla Cultura Lucia Maestri.


“No, il Trentino non è contagiato dalla mafia, ma ne è insidiato. E non bisogna sottovalutare il rischio» ha esordito mons. Bregantini rispondendo a una delle prime domande. La platea segue con estrema attenzione. Lui, originario
della trentinissima Val di Non ma con radici nel profondo Sud porta una parola impreziosita dall’esperienza. «La cultura positiva e cooperativistica del Trentino può respingere la realtà mafiosa”.

Non si può però né estremizzare né generalizzare. “In Calabria abbiamo imparato che dire «tutto è mafia» porta al risultato opposto». Ossia «niente più è mafia». Però l’insidia c’è. Occorre essere vigili. Occorre parlare, bandire l’omertà, discutere, verificare. Per questo ipotizza la necessità di un confronto fra società civile assieme alle banche. “La mafia infatti è attratta da territori ricchi e, come nel caso del Trentino, appetibili; individuano aziende in difficoltà con bisogno di liquidità e il gioco è fatto».
Ma mons. Bregantini non ha dubbi: ovunque la mafia può essere sconfitta. «Bisogna intervenire ai primi segnali per evitare che il male si diffonda. Senza paura, perché la mafia si nutre della nostra paura. Bisogna svuotarla dall’interno, non affrontarla di petto».

Un ragazzo dice la sua indignazione perché l’approfondimento della sua classe sulla mafia, esposto in cartelloni nella loro scuola, era stato deriso dai compagni più grandi. «Ecco - ha detto Bregantini - dove si vince la mafia: nella scuola, tra i ragazzi. La derisione, il dire “non serve a nulla” sono i veri guai: la mafia non si combatte con le sue armi, ma con quelle della cultura, dell’intelligenza e il gusto del bello”.

 

Tanti i temi trattati, anche scomodi, il rapporto tra la chiesa ed il potere, la riforma federale, la politica, come andare controcorrente in una società dell’indifferenza. Un dialogo incalzante, arricchito dagli interrogativi schietti dei giovani. Il dialogo di un maestro in ascolto che con chiarezza disarmante su problemi molto vasti ha appassionato i presenti al fattore R: la reciprocità.

Tre i passaggi per lui essenziali: la marginalità delle cose che non deve trasformarsi in emarginazione; la tipicità che porta a conoscere e appropriarsi della propria storia; infine la reciprocità che mette in relazione e sprona a guardare solidariamente l’altro. Tre passaggi tra loro collegati per costruire una società più equa, più secondo il pensiero di Gesù. E per Bregantini «il Sud difetta in tipicità e spesso si piange addosso, mentre il Nord difetta in reciprocità».

 

La sua appare una strategia, spiegata attraverso esperienze di vita e di incontri, con chiaro riferimento evangelico. Un richiamo forte agli interlocutori a sentirsi in prima persona cittadini responsabili ed attenti.

«La mia - dice - non è una lotta contro la mafia o contro qualcuno, ma una lotta per la gente e per la speranza”. E lo precisa con un’immagine. «Una collina che frana si argina prima di tutto con un forte muro alla base, ma non basta. Sulla collina vanno poi piantati tanti alberelli che con le loro radici bloccano il terreno. Non bastano i preti anti mafia, servono anche tante coscienze che piantino radici su quella collina».
 

di Victoria Gómez
ed Elisabetta Bozzarelli

 

documenti audio()










     

 TANTE CHIESE UN SOL POPOLO

 

 


Per Chiara Lubich le frontiere avevano in sé la sfida dell’oltre: erano luoghi su cui incontrarsi per poi avanzare. Tutta la sua vita è stata spesa per l’unità, per incontri capaci di superare distinzione di credo e di provenienza per una prospettiva universale di fraternità. A tre anni dalla sua dipartita, nella sua Trento, terra anch’essa di frontiera che ha visto consumarsi la divisione tra i cristiani, una giornata internazionale ha voluto mostrare invece che l’unità proprio tra fedeli di chiese diverse, non è solo possibile, è già una consolidata realtà.

Al Teatro sociale, ieri, erano più di mille i rappresentati di oltre venti denominazioni cristiane con vescovi, metropoliti, pastori protagonisti forse inconsapevoli di essere dentro un pezzo di storia della Chiesa, una storia fatta di riconciliazione, amicizia proprio in una Trento nota per le diatribe ecclesiali. Nei palchetti, in platea e sulla scena i volti dell’ortodossia russa e di quella greca si mescolavano alle testimonianze di anglicani, siro-ortodossi, cattolici, riformati; le musiche dell’estremo oriente seguivano le nenie del mondo arabo senza alcun sincretismo, anzi le identità erano spiccate, ma la passione per quel “Tutti siano uno” proposta da Chiara Lubich era condivisa oltre le differenze.

«La parola di Dio, vissuta – ha ricordato Maria Voce presidente del Movimento dei focolari – unisce cristiani di chiese diverse. Vivendo insieme il Vangelo ci avviciniamo l’uno all’altro». E ha ribadito la forte valenza ecumenica di alcune frasi del Vangelo che negli anni, proprio perché «tradotte in vita hanno immesso nuova linfa al cammino ecumenico».

Chiara Lubich: un carisma, una vita per l’unità dei cristiani era la scritta in azzurro che campeggiava sullo sfondo del teatro e questa sua vita è stata declinata in ben 17 lingue, tante erano quelle in cui si sono espressi gli intervenuti. Lingue quotidiane e lingue ufficiali come quelle dei messaggi fatti pervenire dalle autorità religiose delle varie chiese. Toni familiari e affettuosi aveva il saluto di Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli legato da lunga amicizia al Movimento dei focolari che ha sottolineato il metodo di Chiara nel ricomporre la fraternità: «rapporti di condivisione genuina che sanno allontanare le diffidenze».

Il reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese ha raccolto insieme ai colleghi la sfida a «mettere in pratica l’unità: bisogna incarnare in tutti gli aspetti della vita quell’essere uno in Cristo». «La quotidianità di rapporti, la diffusione capillare del dialogo sono stati un contributo fondamentale al movimento ecumenico» ha sottolineato il cardinale Koch, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, che ha però voluto esprimere una sua preoccupazione: «la contrapposizione che talvolta si manifesta tra l’ecumenismo dall’alto e l’ecumenismo dal basso».
Un elemento di criticità da non sottovalutare, ma per Maria Voce «ecumenismo di base e di vertice è necessario che camminino insieme. Se i passi teologici non sono accompagnati da relazioni di base, vere e reciproche, questi passi non avranno grande efficacia, mentre se c’è un ecumenismo di base, gli effetti saranno duraturi e importanti».

Il dolore della divisione è manifestato dai vescovi. Sia Robin Smith anglicano che il cardinale di Praga Vlk raccontano del disagio di non poter celebrare insieme, ma «è la presenza di Gesù fra noi per l’amore a farci vera Chiesa» spiega Smith e «l’Eucarestia sarà espressione di unità raggiunta, non uno strumento per l’unità», conclude Vlk.

Il dialogo può avere risvolti anche nella vita dei politici, sottolinea il sindaco di Trento Alessandro Andreatta: «Non possiamo non metterci alla scuola di quest’esperienza. Chiara ha saputo confrontarsi con tutti e questo è un invito anche per noi amministratori, non solo per i credenti. Bisogna considerare la propria controparte, un interlocutore piuttosto che un avversario o un nemico». Di questi tempi sarebbero proprio scelte auspicabili anche a livello nazionale.

La condivisione delle differenze trova un entusiasta sostenitore nel sindaco di Augsburg sede di una cittadella dei Focolari, dove dal 1968 evangelici e cattolici provano a vivere insieme questa dimensione di incontro. «Insieme si può è il cuore del messaggio di Chiara e vivere nel dialogo significa parlare in condizioni di parità e non sentirsi migliori o superiori», specifica il primo cittadino che si sente impegnato in prima persona ad «accendere scintille di pace». Il dialogo tra cristiani negli ultimi dieci anni ha avuto un risvolto civile interessante attraverso la manifestazione “Insieme per l’Europa”, un appuntamento che vede riuniti rappresentanti di tutti i movimenti cristiani nell’impegno di dare un contributo fattivo all’identità del Vecchio continente.

La manifestazione di Trento festeggia anche il 50° del Centro Uno espressione del movimento dei focolari che si dedica specificamente a intessere relazioni tra cristiani di diverse chiese con scuole, convegni, settimane ecumeniche. Ma come si parte da questa festa di riconciliazione? «Vorrei che l’esperienza vissuta qui non lasci nessuno indenne e che si parta con un cuore più aperto, disposto ad incontrare ogni persona come un fratello – si augura Maria Voce –. Se ognuno fa questo passo verso un fratello della stessa chiesa, di un’altra chiesa, di un’altra religione o senza un credo particolare, costruirà una relazione diversa e queste relazioni faranno una rete verso un mondo un po’ più unito». Il vescovo anglicano Smith spera che ciascuno vada via migliore come persona, come cristiano e si impegni a «conoscere uno di un’altra chiesa in profondità». Insomma il dialogo della vita non si ferma a Trento e al solo far memoria.
 

Fonte: Città Nuova - 13 Marzo 2011

 

 di Maddalena Maltese


 

documenti e registrazione video del convegno




 

 

 

 

LA TRENTO DI CHIARA

 


La storia sa indubbiamente sorprendere, per le contraddizioni e per le casualità, apparentemente fortuite. Trento ne è in certo senso la prova. Città del concilio dove venne sancita la divisione tra Lutero e la chiesa cattolica è nello stesso tempo culla del carisma dell’unità di Chiara Lubich, che nel 1943 proprio tra i rioni poveri e anonimi, martoriati dai bombardamenti della guerra, diede vita ad un movimento che ha fatto della riconciliazione e del dialogo la sua prerogativa.

Il giornalista trentino Franco de Battaglia, già direttore di uno dei principali quotidiani della regione e ora editorialista del Trentino, ha voluto percorrere questi luoghi anonimi “sottovoce”; armato di un taccuino, anzi di due - come racconta lui stesso - per indagare dentro un percorso, fatto di cantine e di chiese, di strade e di case comuni, diventato nel tempo un itinerario spirituale per i molti aderenti al movimento dei focolari, che qui si recano da tante parti del mondo, e non solo. Questa passeggiata, annotata scrupolosamente su pagine e pagine è diventata un libro: A Trento con Chiara Lubich – Le parole dei luoghi (Il Margine ed.)

Ieri sera, nella sala della Filarmonica, il libro è stato presentato in anteprima alla città, a pochi giorni dall’anniversario della dipartita di Chiara Lubich, protagonista di queste pagine dense. Il giornalista Alberto Folgheraiter () ha incalzato l’autore del libro e Eli Folonari, tra le prime compagne di Chiara, non trentine, con gentili provocazioni e con la curiosità di chi si accosterà per la prima volta a questa guida di Trento veramente singolare.

«Ma non era tutta un’utopia? Quali crucci aveva Chiara? Ma il dialogo era più semplice con gli altri e più difficile con i cattolici? Che donna era Chiara nella quotidianità?». Questi sono alcuni degli interrogativi posti da Folgheraiter.
Eli Folonari () risponde raccontando episodi, fatti di cui è stata testimone: il pranzo con Giovanni Paolo II, quando venne accolta la richiesta che a capo del movimento vi fosse sempre una donna; l’incontro con Alcide De Gasperi, conterraneo di Chiara, i momenti familiari della fondatrice del movimento. «Chiara credeva che tutti possono vivere il Vangelo, l’operaio e la madre di famiglia, e che Dio ha un disegno d’amore su ogni persona – continua la Folonari -. Chiara viveva e creava una società rinnovata dal Vangelo. C’erano i dolori, come del resto nella vita di Gesù, dove c’erano gioie e dolori». «Che tutti siano uno è il sogno di Gesù e noi abbiamo cominciato a costruirlo con chi ci è vicino, questa è la società nuova: vincere il proprio egoismo amando l’altro», conclude con convinzione.

«Ho fatto l’uomo in ricerca» esordisce invece Franco de Battaglia (
), spiegando le origini del libro. «Circa tre anni fa, ho voluto ripercorrere i posti che hanno visto, come catacombe, nascere da una piccola fiamma un tale movimento. La passeggiata però nei luoghi che sono stati anche quelli della mia fanciullezza si è trasformata in un colloquio con Chiara sulle guerre che continuano, sui dubbi che lacerano l’umanità, su quel grido di Gesù che continua a interrogare la storia, - confessa non senza commozione -. Le riflessioni in queste strade, in questi luoghi, aggiungono una forza che consente di affrontare l’oggi e rendono civile e attuale il messaggio di Chiara e fanno scoprire anche a noi trentini, senza rivendicazioni, una città che non è solo mercato, ma luogo dove è passato un pezzo di storia civile e dello Spirito».

«Non un itinerario di turismo religioso, per carità - tiene a specificare l’assessore alla cultura Lucia Maestri -, ma un percorso di sofferenza e di riscatto di una donna, di un passato e di un futuro che si costruisce insieme, come Chiara Lubich ci ha insegnato a fare, facendo di ogni differenza una ricchezza. Una persona viene informata nel suo essere dal luogo in cui è nata, ma anche quel luogo viene informato dall’essere di una persona. Chiara ci ha consegnato un messaggio e una testimonianza di cui tutti siamo responsabili oggi».

Vivace il dialogo con la sala, che ospitava parenti di Chiara e delle sue prime amiche, compagni di scuola, i primi aderenti alla nuova spiritualità o gli osservatori curiosi che dopo più di mezzo secolo ancora faticano a capire come tutto questo sia potuto succedere nella loro Trento, a quelle che erano figlie di una conoscente o di una vicina. Il libro di de Battaglia forse non risponderà ai dubbi e alle domande inespresse o dette sottovoce dai suoi concittadini, indubbiamente però è un invito a salire e scendere per quelle strade e quelle vie e a lasciarsi interrogare sulle sfide a cui Chiara, da Trento cominciò a rispondere, sfide che non sono di un tempo, ma che anche oggi «chiedono di non essere sfuggite, ma risolte insieme, come iniziarono a fare nel 1943 “la Natalia, la Lia, la Ginetta,..” leggendo al lume di candela, nella cantina di via Travai un piccolo Vangelo».
 



 di
Maddalena Maltese


Fonte: Città Nuova

11 Marzo 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

A TRENTO CON CHIARA LUBICH.  LE PAROLE DEI LUOGHI

 


Trento 10 marzo, ore 17.30  Sala Filarmonica, via Verdi, 30

L’Editrice Il Margine presenterà un libro dal titolo "A Trento con Chiara Lubich. Le parole dei luoghi", a firma di Franco de Battaglia, giornalista e conoscitore della storia di Trento. Un libro nato da una "passeggiata" per Trento sulle vie e le piazze, le case e le chiese che hanno segnato l’esperienza iniziale di Chiara Lubich. Un’ottantina di pagine che per prime narrano l’intrecciarsi della storia di diversi luoghi di Trento con quella personale di Chiara e delle sue prime compagne.

Alla presentazione, con l’Autore, porterà la sua testimonianza Eli Folonari, tra le prime compagne di Chiara non trentine, che ha vissuto con lei per oltre 50 anni.

E’ una storia che ha inizio a Trento, in via Prepositura, di fronte alla basilica di Santa Maria Maggiore, dove si svolse il Concilio della Controriforma: lì è nata, nel 1920, col nome di Silvia Lubich, quella che sarebbe diventata Chiara, fondatrice del Movimento dei focolari diffuso in tutto il mondo. Quando, nel settembre 1943, caddero sulla sua città le bombe alleate che uccisero centinaia di civili e distrussero gran numero di abitazioni, l’ospedale, diverse chiese, quell’assurdo scenario di morte spinse con forza la giovane maestra trentina ad interrogarsi: “Ma c’è un ideale che nessuna bomba possa far crollare?”. Nel suo intimo capì: “Sì, c’è un ideale che non passa: Dio”. Lei decise e lo comunicò alle sue primissime compagne: “Facciamo di Dio l’Ideale della nostra vita”. Questa loro scelta iniziale si manifestò giorno dopo giorno come una rivoluzione d’amore.

Chiara Lubich è stata un’infaticabile costruttrice dell’unità tra i cristiani e del dialogo interreligioso in tutti i continenti. La sua storia e le sue scelte coinvolgono oggi milioni di persone. 

Si legge nella presentazione del libro: “Dalla «casetta», il primo focolare, in piazza dei Cappuccini n. 2, al bosco di Gocciadoro, dalle Androne dei poveri alla cattedrale, un giornalista di razza, Franco de Battaglia, ricostruisce la mappa della Trento di Chiara Lubich: una guida inconsueta alla scoperta dei luoghi e insieme dell’itinerario esistenziale di una dei leader religiosi più importanti del Novecento”.
 




 
     

Chiara Lubich. UN SI’ E TRE GAROFANI ROSSI

 


A 67 anni da quel “Sì” che è entrato nella storia, una sosta per ringraziare e ripartire con nuovo impegno a vivere i suoi ideali di unità e di fratellanza universale.
Trento si prepara a ricordarla nel marzo 2011 con un evento ecumenico

Il 7 dicembre 1943 ricorre la data ufficiale della nascita del Movimento dei Focolari. E proprio a Trento, era solita sottolineare Chiara Lubich, aggiungendo “la mia amatissima città natale”.

Lei quella storia amava iniziarla così: “Immaginate una ragazza innamorata, di quell’amore che è il primo, il più puro, quello non ancora dichiarato, ma che comincia a bruciare l’anima…”. Una storia narrata migliaia di volte, a persone delle più diverse culture, età, religioni.
Quella mattina una bufera infuriava su Trento, tanto che Chiara dovette farsi strada spingendosi con l’ombrello. Da via Gocciadoro fino a via dei Cappuccini, al “colleggetto”. Lì aveva fissato l’appuntamento per dire il suo “Sì” a Dio per sempre, attraversando prima la città ferita e bombardata da una guerra folle, quasi abbracciandola.
Nel silenzio della chiesetta il suo “Sì” lo dice. “In un attimo - racconterà poi - vedo quello che stavo per fare: avevo attraversato un ponte con la consacrazione a Dio; il ponte mi crollava dietro le spalle, non sarei più potuta tornare indietro… Quell’aprire gli occhi su ciò che stavo per fare – ricordo – è stato immediato, breve, ma così forte che mi è caduta una lacrima sul messalino”.
Poi una corsa per tornare a casa. Una breve sosta in piazza Fiera per comperare tre garofani rossi per il crocifisso che la attendeva in camera: un segno della festa comune.

Chiara e Trento. Quella mattina fa un’ulteriore promessa: non avrebbe abbandonato la città nonostante la guerra, qualunque cosa fosse accaduta.
Resta sola per poco; altre ragazze la seguono nell’amare l’Amore in una Trento che grida il crollo di case e di ideali, il dramma degli sfollati, le trepidazioni della resistenza... E quello stesso amore la farà poi varcare frontiere e percorrere le strade del mondo.
Ma Trento non la dimentica. Glielo ricorderà l’allora sindaco Pacher il 12 marzo 2008, alla vigilia della sua scomparsa: “Tutta la città stringe in un affettuoso abbraccio la concittadina più illustre, la ragazza che sessantacinque anni fa, mettendosi al servizio dei poveri, s’è conquistata un posto nella nostra città, quello di guida spirituale che, con la sua stessa azione, ci invita al dialogo, alla accoglienza, all’impegno civile e religioso”.

Oggi arrivano a Trento persone e gruppi da tutto il mondo. A centinaia.. Di tutte le età e condizioni, tra cui il noto prof. S. Upadhyaya di Mumbai: “Come l’Himalaya è la misura per noi della ricchezza spirituale dell’India, questa piccola città di Trento è davvero immensa nel dire la ricchezza spirituale dell’Europa… Sono stato molto toccato nel vedere i luoghi dove Chiara è nata e vissuta… Ho visto una terra che fiorisce”.
Ora si lavora ad un prossimo appuntamento, il 12 marzo 2011. Sarà occasione per riflettere sul pensiero e l’opera di Chiara in ambito ecumenico, con uno sguardo al futuro. Affluiranno persone di molte chiese e latitudini. E tra gli altri l’attuale presidente del Movimento dei focolari Maria Voce. La vita di Chiara s’intreccia ancora con una delle vocazioni della sua amata Città.

Victoria Gómez

     

EDUCAZIONE UN ATTO D'AMORE

 

 


Il 9 e 10 ottobre 2010
Trento ha visto l’arrivo di più di 450 persone per un Convegno pedagogico dal titolo: “Educazione un atto d’amore”. 

I partecipanti provenivano da vari stati dell’Europa (Spagna, Austria, Germania, Svizzera, Francia, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Polonia, Irlanda), da tutta Italia e con rappresentanze dall’India, dall’Argentina, dal Brasile, da Cuba, dallo Zimbabwe e dal Burundi.

 

Dopo un’analisi approfondita dell’educazione oggi, ci si è lasciati interrogare dall'arte d’amare così come Chiara Lubich l’ha proposta in un’efficace videoregistrazione. Si sono poi susseguiti, in un connubio fra metodologia e vita, diverse sessioni di lavoro con approfondimenti di metodi e strumenti e il racconto di forti esperienze educative (tra scuole protestanti e cattoliche a Belfast, in un liceo di Augsburg, nelle scuole Superiori delle banlieue di Parigi e altre. E’ stata pure presentata la realtà del “Tavolo TuttoPace” con il “Dado dell’amore”, sviluppatasi in diverse scuole della città di Trento e Provincia e allargatasi a scuole del Veneto e di fuori Italia.

Il tutto ha mostrato la forza pedagogica dell’amore autentico, dando ai presenti coraggio, forza, spunti nuovi per impegnarsi con rinnovata fiducia nel difficile mestiere dell’educare.

 

Alcune considerazioni finali di alcuni degli educatori presenti:

Grazie, perché questo convegno mi ha permesso di indirizzare la bussola”.

 “Per me è stato come un esame di coscienza: Chi sono io? Perché educo?...”

 “L’educatore è il primo destinatario dell’educazione stessa”,

 “Sono arrivato con un gran peso nel cuore: quello di non riuscire più ad insegnare. Ora posso ricominciare”.

Sono un pedagogista ormai di 70 anni, ma dopo questo convegno mi sento come quel sole, che finché non tramonta può dare calore”.

 

Il Convegno, che si è svolto al Centro Mariapoli Chiara Lubich, a Cadine, era promosso da EdU-Educazione e Unità, con il patrocinio della Provincia di Trento e della rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

 

 

 

 

 

Gli atti del convegno sono disponibili sul sito: www.eduforunity.org.

 

 

 

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