Trento, Palazzo Geremia, 22.05.2008

“Da Trento al mondo, dal mondo a Trento:
sentieri di fraternità universale”

Intervento Prof.ssa Kala Acharya

audio (2,92Mb - durata 19' 56'')


Sono molto contenta di essere qui nel Paese di Chiara.
Quando ho conosciuto Chiara ho avuto l’impressione di incontrare il sole che illuminava la terra. Ed ho capito che anche noi posiamo essere un raggio di sole che può illuminare il mondo. Ed io ho detto a lei: tu sei un fiore ma io porterò la tua organza in ogni angolo dell’India. Ed io prego Dio, ed ho bisogno anche della vostra benedizione, per poter attuare questo mio desiderio. Come diceva il signor Sindaco, noi siamo qui come finestre aperte. E volevo dire anche una cosa che Chiara ci ha detto: io posso vedere qualcosa in un certo modo dalla mia finestra, e mio fratello può vederlo in un altro. E devo dire che quello che lui vede dalla sua finestra è ugualmente vero di quello che vedo io. E quando noi riusciremo ad essere d’accordo su questo noi potremo fare un vero dialogo e la armonia sarà fra noi.
Siamo qui fra voi a Trento, il luogo santificato dalla nascita di Madam Chiara Lubich, un miracolo lei stessa, un dono di Dio all’umanità. Attraverso il suo messaggio d’amore ha cercato di riunire il mondo. Il suo sogno e’ stato quello di portare l’unita’ fra i cristiani di diverse denominazioni che pur diverse nella loro pratica portano gli uomini a Gesù. Ha sognato l’armonia fra le diverse fedi, perché pur diverse nella loro natura, guidano gli uomini a Dio che e’ uno ed è padre di tutti gli uomini.
Chiara ha dato agli uomini un semplice messaggio ma significativo per la vita di ogni giorno. Nel suo discorso intitolato “non il tanto ma il come” lei dice: “Lavoriamo al nostro posto, adorando la Sua volontà che ci obbliga non solo all’attimo presente nel tempo ma ad un solo particolare delle opere che dobbiamo compiere nel mondo”.

A questo riguardo Chiara ci ha dato due preziose indicazioni. La prima è di vivere l’attimo presente. Questo suo pensiero di vivere l’attimo presente si ritrova spesso nelle sue riflessioni, come fosse un filo che corre nella ghirlanda degli altri suoi pensieri.
Nell’induismo troviamo una frase simile che dice come sia saggio pensare all’attimo presente, perché lamentarsi del passato o preoccuparsi del futuro non serve. Quando Madam Chiara ci chiede di vivere nel momento presente lei non vuole che viviamo secondo la nostra volontà. Se seguiamo la nostra volontà, seguiamo la nostra mente. La nostra mente segue i nostri sensi,che - come dicono le scritture indiane nel Bhagavad Gita – sono cavalli selvaggi che ci sviano dal retto sentiero. Allora la miglior cosa da fare è seguire la volontà di Dio che è Onnisciente, onnipotente e onnipresente. Lui, che tutto può, ci mostrerà la luce, perché Lui è la luce. Chiunque si arrende a Dio non muore mai. Lord Krishna nel Bhagavad Gita dice: “Il mio devoto non muore mai”. Dice che anche il più grande peccatore se medita su Dio si trasforma in un uomo retto. Come un bambino in braccio alla madre non ha paura, allo stesso modo anche colui che si abbandona completamente in Dio è libero da timori. Nello stesso modo Madam Chiara ci dice di abbandonare la nostra mente e la nostra intelligenza a Dio e di fare la sua volontà. Ci dice: “quello che importa è realizzare il piano che Dio ha per noi, niente di più ma neppure niente di meno”. San Giovanni della Croce nei suoi “detti di Luce ed Amore” dice: “L’anima che desidera che Dio si dia completamente a sé, deve darsi completamente a Lui senza tenere niente per se stessa”. (128)
Una volta che siamo uniti a Dio, ci troviamo uniti a tutta la Sua creazione perché Dio permea ogni cosa. Una delle scritture indu’ la Isha Upanishad dice: “Dio e’ in tutto. Per questo sii distaccato e poi gioisci. Ogni ricchezza appartiene a Lui solo”.
Uno dei detti della filosofia della scuola Vedanta dice che esiste un unico principio, il Brahaman – la realtà ultima che noi vediamo come Dio. Tutti siamo nati da Lui, esistiamo in Lui e siamo immersi in Lui. Siccome tutti veniamo da Lui siamo tutti uniti l’uno all’altro.
L’Isha Upanishad ci dice: “Colui che vede se stesso negli altri e gli altri in se stesso non soffre”. Chiara ci dice che le lacrime che versiamo per Cristo nel nostro prossimo sofferente sono di un immense valore. Lei vede Gesù in ogni persona e ci chiede di essere uniti con tutti. Chiara dice “Certo, se noi siamo in disunità come tanti pezzi separati, sentiremo che non facciamo niente. Ma se siamo uniti vedremo che quello che uno fa è connesso con quello che gli altri fanno. Allora qualsiasi cosa facciamo acquista pienezza e una nuova dimensione. Una dimensione che non è solo universale ma celeste, dal momento che a paragone con il cielo l’universo è piccolo”.
Questa unità con ogni persona non ha soltanto una dimensione universale ma una dimensione celeste. Una volta che ci rendiamo conto di questo noi sperimenteremo la pienezza della vita. Noi soffriamo perché non crediamo di poter raggiungere l’unione con Dio.
E come sperimentare l’unione con Dio? Chiara ci mostra la strada: “per sperimentare l’unione con Dio con i sensi dell’anima dobbiamo imparare a fare bene la volontà di Dio nell’attimo presente”. Ciò non e’ impossibile. Per arrivare a raggiungere questo fine non dobbiamo passare dalla rinuncia ed entrare dentro una grotta nelle montagne come gli anacoreti. Si può arrivare a questo fine anche se circondati dalla gente e occupati nel nostro lavoro. In altre parole: c’e’ un modo di pensare che aiuta ad adorare Dio mentre siamo occupati nelle azioni: Chiara dice: “fare bene nel momento presente ciò che Dio vuole e farlo nel modo in cui Lui vuole secondo il Suo piano e i Suoi metodi... Per esempio se devi preparare un discorso, fallo invocando lo Spirito Santo che abita in te. Poi parlane con i tuoi amici in un atmosfera di amore scambievole. Sii umile e pronto a mettere da parte le tue idee in modo che esse muoiano e poi rinascano dall’unità. In questo modo le tue parole rimarranno e porteranno frutto. E cò’ che poteva essere di qualche beneficio solo a una persona e poi svanire, beneficherà molti e continuerà a beneficare nel tempo”.
In altre parole questa è anche la linea di azione richiesta nel Gita. Janashwara, il santo che scrisse un commento sul Gita, ci dice: “onora Dio offrendoGli i fiori delle tue azioni”. Questo è l’atteggiamento di una persona radicata nella sapienza descritta nel Ghita. Questa persona è radicata sempre in Dio e si muove nel mondo facendo perfettamente ogni azione senza essere attaccata ai frutti.
Seguendo la strada dell’azione, Chiara dice: “se siamo generosi con Dio poco a poco la Sua luce comincerà a penetrare le nostre menti, il Suo amore i nostri cuori e noi cominceremo a sperimentare la Sua piena presenza di pace e di grazia fino a che la piena Sua presenza sarà sempre con noi.” (riflessioni dal libro “L’Attimo presente”).
Ma come arrivare all’unità con ognuno? Ci si può porre questa domanda e Chiara ha la risposta. Ci dice solo una parola: Agape, Amore. San Giovanni della Croce ci dice: “L’anima che ha raggiunto la pienezza dell’amore non sperimenta neppure il minimo movimento al peccato” (detti di “Luce e Amore”).
Chiara dice: “Riempiamo ogni cosa che facciamo con l’amore: i sorrisi che diamo, i lavori che facciamo, la macchina che guidiamo, il pranzo che prepariamo, l’attività che organizziamo, le lacrime che versiamo per Cristo sofferente nel nostro prossimo, lo strumento che suoniamo, l’articolo o la lettera che scriviamo, il felice evento che con gioia condividiamo, gli abiti che laviamo.... tutto, veramente tutto, può diventare un mezzo per mostrare a Dio e al nostro prossimo, l’amore”.
I vangeli all’unisono ci trasmettono il messaggio dell’amore. “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Chiara ci indica la via di come tradurre in pratica questo messaggio dell’amore. Le nostre azioni piene di amore e compiute nella coscienza dell’attimo presente diventano perfette. E se per caso non sono perfette ci pensa Dio. Madam Chiara dice: “tutte le nostre azioni che sono imperfette possiamo buttarle nella misericordia di Dio con la certezza che Lui metterà a posto ogni cosa”.
Madam Chiara rende facile per noi le cose più difficili. Tutti noi ricordiamo che Sant’ Ignazio ha dato un dono all’umanità nella forma degli esercizi spirituali. Questi esercizi sono molto rigorosi e richiedono all’aspirante molto sforzo. Essi hanno offerto un modello per esaminare la nostra coscienza. Quando ricevono il tocco gentile di Chiara essi diventano raggiungibili all’uomo comune. Lei ci presenta l’esame di coscienza nelle seguenti parole: “quando viviamo il presente con perfezione tutto ciò che facciamo acquista solennità. E, alla fine del giorno, queste azioni rimangono in noi come memorie di cose fatte con perfezione. E tutte le azioni che sono state imperfette possiamo buttarle nella misericordia di Dio con la certezza che Lui metterà a posto ogni cosa.
Ancora Chiara: ‘Se viviamo la nostra vita così, il nostro esame di coscienza di ogni giorno diventerà molto più facile e questo esame di coscienza quotidiano è molto importante, della stessa importanza del nostro esame finale e ancora di più. Dopo il nostro esame finale non ci sarà un’altra occasione di rimediare mentre dopo il nostro quotidiano esame di coscienza abbiamo ancora una possibilità – se Dio ci dà un altro giorno da vivere – di rettificare il modo in cui abbiamo vissuto quel giorno. Miglioreremo così poco a poco e quando abbiamo sbagliato possiamo accettare questo sbaglio e sfruttare la sofferenza che ci causa”.
Ogni azione di una persona spirituale deve culminare nell’unione con Dio. Ma non tutti hanno questa fortuna. Solo alcuni particolarmente benedetti possono vedere Dio. Gli altri sono persi nella notte oscura dell’anima. Quale è stata l’esperienza di Chiara? Potremo capirla da queste sue parole:


“T’ho trovato in tanti luoghi, Signore!
T’ho sentito palpitare
Nel silenzio altissimo
D’una chiesetta alpina
Nella penombra del tabernacolo
Di una cattedrale vuota,
nel respiro unanime d’una folla che ti ama e riempie
le arcate della tua chiesa di canti e di amore.
T’ho trovato nella gioia.
Ti ho parlato al di là del firmamento stellato,
mentre a sera, nel silenzio,
tornavo dal lavoro a casa....”


Madam Chiara ha abbracciato l’infinito. Lei ha sperimentato la pienezza della vita e così deve essere per i suoi seguaci. Con questa preghiera, vi lascio.
Amen