Trento, Palazzo Geremia, 22.05.2008

“Da Trento al mondo, dal mondo a Trento:
sentieri di fraternità universale”

Saluto e intervento dell'arcivescovo, mons. Bressan
(traduzione dall'inglese)

 

audio (789 Kb - durata 5' 23'')

Miei cari amici, sono molto contento e onorato di darvi il benvenuto anche a nome della Comunità cristiana di questa regione.

Certamente conosciamo qualcosa dell’India e vi siamo molto grati per tutti i contributi che avete dato anche alla civiltà dell’Europa. La cultura romana era elevata, ma la matematica indiana lo era molto di più. E noi abbiamo ricevuto molto anche attraverso la matematica e i numeri.
In Europa si conosce qualcosa [dell’India] fin dal 17° - 18° secolo. Alcuni dei nostri missionari sono venuti in India, attraverso la Cina, e ne hanno riportato notizie e prodotti. Fra l’altro, alla fine del 18° secolo, anche un vescovo, quello di Mumbai, era di Trento.

Accogliere fra noi una delegazione come la vostra è un grande onore e un contributo efficace per la comprensione tra le persone, le culture, le religioni ed i gruppi.

Questa sera siamo alla vigilia di un altro grande incontro, che inizierà domani a Rovereto, a soli 20 chilometri a sud di Trento, con i rappresentanti di circa tutte le religioni. Esso si occuperà dei i valori menzionati prima dal Sindaco, che dovrebbero essere comuni alle diverse religioni e culture in Europa. Così, questo incontro riguarda l’Europa. Ma voi, con la vostra presenza, aprite la nostra mente, il nostro cuore, la nostra “visione” sul mondo.

Trento è stata scelta – come ha ricordato prima il signor Sindaco – per un grande incontro di vescovi, che nella Chiesa cattolica chiamiamo “Concilio ecumenico” e cioè di tutti i vescovi del mondo di quel tempo. Non so se in India, a quel tempo, esisteva già un vescovo a Goa; forse 500 anni fa non c’era ancora un vescovo lì. Così, dall’India, purtroppo non venne nessuno, ma dal Portogallo certamente.
Perché era stata scelta Trento? Perché era una città piccola, ma situata tra due grandi culture europee - grandi, se viste da una prospettiva europea, piuttosto piccole se viste da una prospettiva asiatica -: la cultura tedesca e quella italiana. Questo ci ha portato lungo i secoli a lavorare per il dialogo.

Quando – per fare un esempio – ero studente di teologia, c’era un gruppo di studenti di lingua italiana e uno di lingua tedesca, e a quel tempo c’era una certa tensione e rapporti molto difficili tra i due gruppi, anche da un punto di vista politico. Ma abbiamo dovuto imparare a convivere, a rispettarci gli uni gli altri pur nei diversi approcci. E questo, penso, sia anche il contributo alla nascita di un così grande movimento, come è ora il Movimento dei focolari nel mondo.
Certamente un grande contributo è venuto attraverso l’ispirazione del Signore Dio, che ha ispirato Chiara Lubich ad aprire la sua mente all’universalità del messaggio dell’amore, per il quale siamo già una sola famiglia nel mondo. Al giorno d’oggi, con il processo di globalizzazione, siamo molto più attenti a questa realtà, ma sessant’anni fa, quando il sistema coloniale era ancora alquanto diffuso, la cosa non era così scontata per tutti.

Per questo siamo molto grati a Chiara Lubich e molto onorati dal fatto che lei sia nata in questa città, che abbia iniziato qui il Movimento, poi diffuso in tutti i paesi del mondo, a partire dalla Corea (proprio lì ci siamo incontrati trent’anni fa con Marina Pracchia presente oggi qui con noi: lei si è mantenuta giovane, mentre io no. Nel ’72-’73, lei era in Corea, a Seul, e lì ci siamo incontrati).

Ed ora il Movimento dei focolari è dappertutto nel mondo. E certamente siamo molto contenti che abbiamo avuto questa possibilità. Non è merito nostro, è merito di Chiara, è merito di Dio e di molte persone che ci hanno preceduto e ci hanno trasmesso un messaggio che noi dobbiamo portare avanti, sviluppare, anche migliorare (perché niente è perfetto e dobbiamo migliorarlo). E – come ha ricordato il Sindaco – non è sempre facile il dialogo interculturale e nemmeno quello interreligioso, la cooperazione non è un approccio evidente. Alcune persone preferiscono l’approccio della violenza, della guerra e dei conflitti. Noi crediamo di essere stati chiamati a cooperare. E vi ringrazio, perché la vostra visita rinforza la nostra buona volontà.
Grazie!