Trentino, 15.03.2008

 

di Franco De Battaglia


Il lungo addio della fondatrice che ha insegnato a tutti l'unità.

Lo chiedeva da alcuni giorni, dopo il suo ricovero all'ospedale Gemelli di Roma: «Cosa facciamo qui? Andiamo a casa». L'hanno accontentata.
E nel suo «focolare» di Rocca di Papa, dove ha sede il movimento da lei fondato a Trento nel dopoguerra, l'altra notte alle due Chiara Lubich è morta, entrando nella casa del Padre.
Un trapasso sereno, un respiro sempre più lento, un congedo dalle compagne antiche e nuove, dagli amici come il cardinale Vlk di Praga, o il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, dai responsabili focolarini accorsi a Roma da tutto il mondo per «vivere ciò che sarà», come ha dichiarato un loro esponente. Le ultime parole sono state per Maria, cui il movimento è dedicato, la «Regina Pacis» alla quale Chiara Lubich si rivolgeva durante i bombardamenti su Trento nel 1943, e che l'altra notte è ritornata a darle pace. E' difficile per un movimento religioso, con milioni di aderenti in tutto il mondo, il passaggio dal carisma della fondatrice alla quotidianità senza la sua presenza. Ma i Focolari sono saldi, ed anche umili. La loro forza è la sobrietà. Sanno che Chiara li aiuterà.

Con Chiara Lubich, 88 anni, nata a Trento, in Via Prepositura nel 1920, lo stesso anno di Papa Wojtyla, scompare un gigante della modernità spirituale. Se ne va una donna che ha saputo interpetare il bisogno di riscatto e unità di un secolo lacerato da guerre e violenze, dominato da forze che, per la prima volta nella storia, sono in grado di distruggere la vita: la bomba atomica, il Dna con le successive manipolazioni, i cambiamenti climatici, la virtualità mediatica. Chiara Lubich ha maturato la sua vocazione durante la guerra, nel terrore dei bombardamenti, dentro il buio di questi presagi, superandoli però con un rilancio di fede, ed appoggiando la sua vita ad una spiritualità non astratta, non solitaria, ma di profonda fratellanza.
Ha superato anche le barriere clericali per far capire «cosa » può essere Chiesa: una casa, un focolare, un trovarsi insieme senza chiedere provenienze, una donna che unisce. Perchè se il sacerdote celebra i sacramenti è la donna, Maria, che unisce gli apostoli dispersi. I Focolari, che nascono dal francescanesimo, hanno per motto «unità», quasi un quarto voto, dopo quelli di povertà, castità e ubbidienza.

Nel Novecento diviso Chiara ha portato la testimonianza di una donna, di una spiritualità femminile, che sa amare prima che ragionare. Ma amare significa anche fare, e Chiara Lubich ha portato il messaggio cristiano dentro le cose del mondo, nelle famiglie, sul lavoro, nell'economia di comunione, nell'università, nei giornali. Le donne sono state le prime testimoni della resurrezione di Cristo e possono quindi testimoniare, con la loro vita, come la «morte di Dio» sia una truffa dei filosofi, mentre Dio continua a rivelarsi, con Cristo, ogni giorno. A guardarla in retrospettiva, lungo tutto il XX secolo, la vita di Chiara Lubich appare davvero una testimonianza unica per far capire che Dio non è morto. Abbandonato sì. Tradito dai cristiani, lacerato dalle fazioni, ma sempre capace di riproporsi in chi lo segue. Non a caso
Chiara Lubich è arrivata alla luce, alla speranza, dalla notte che il mondo attualmente vive. La sua meditazione iniziale riguarda la notte nell'orto degli olivi, l'agonia di Gesù, quando il Cristo viene «dimenticato» dai discepoli immersi nel sonno, quando teme di essere abbandonato dallo stesso Padre. E però dall'abbandono il «movimento» di Chiara riprende passo passo il suo cammino, costruendo focolari, cittadelle, giornali, università, luoghi di incontro. Perchè - e qui sta l'intuizione grande - l'abbandono che Cristo ha sofferto è quello che ogni persona avverte nella notte della sua vita, quando si sente abbandonata e tradita dai più vicini e dai più cari, dagli amici, dai compagni, dai mariti, dalle mogli, dai figli. Mentre tutti si sentono soli è proprio l'abbandono che spinge ad unirsi.

Si spiega così anche il vastissimo impatto ecumenico ed interreligioso che il movimento dei Focolari ha. Uno fra i primi a inviare un messaggio per la morte di Chiara Lubich è stato l'iman di Trento, Breigheche. Chiara è stata l'unica donna, cristiana, a parlare ad un'assemblea islamica, frequenti sono stati i suoi contatti con il Dalai Lama, mentre le straordinarie giornate di Stoccarda, nell'incontro fra cattolici, luterani, anglicani, ortodossi, porta il segno del suo carisma.
Chiara Lubich, al suo fondo, era sicuramente una mistica ma, simile in questo al suo «coetaneo» Giovanni Paolo II, faceva del misticismo un motore di azione, con una visione anche gioiosa della vita. Nel mondo le donne devono vivere, non chiuse in convento. E' stata questa la sua grande innovazione.

L'impronta le è venuta anche dalla sua nascita trentina, dall'infanzia dentro una famiglia che si amava, con il papà tipografo, socialista, amico di Cesare Battisti che fu il primo a capire la sua vocazione, e la mamma dedicata ad una religiosità sociale, di aiuto ai poveri, secondo le migliori tradizoni della solidarietà trentina, che stentò, invece, ad accettarla. Poi l'incontro con l'Azione Cattolica, ma anche con gli insegnanti laici delle Magistrali, i campeggi con i cori attorno al fuoco, ma anche l'incontro con la politica, con Degasperi, con Igino Giordani, deputato alla Costituente, da Chiara sempre considerato «cofondatore » del suo movimento.


L'approdo a Roma le creò alcune incomprensioni: cosa volevano quelle ragazze che vivevano in piccoli appartamenti, invece che andare in convento? Ai suoi inizi il movimento dei Focolari non lasciava intendere ciò che sarebbe diventato. Sembrava una devozione con particolare cura alla carità e alla famiglia. E invece il carisma dell'«unità» a poco a poco si trasformò in una missione che non si proponeva di «copiare » gli uomini, neppure i sacerdoti, ma di andare oltre. A una donna si dicono cose che a un uomo, neppure in confessione si direbbero, una donna non ha bisogno del sacerdozio femminile per tenere insieme (o ricostruire, come le case dopo i bombardamenti) una comunità. Si spalanca un futuro imperscrutabile, nella Chiesa e nella comunità, dopo la morte di Chiara.

Nel 2001 Chiara Lubich tornò a Trento, dopo anni, per un lungo soggiorno e venne colpita dall'accoglienza intensa della sua città, improntata a quel cattolicesimo liberale aperto il cui segno risale al Rosmini, al cattolicesimo sociale di don Guetti e della cooperazione, alla vocazione ecumenica affidata da Paolo VI all'arcivescovo Gottardi. In questa cornice Chiara Lubich lanciò il progetto di «Trento Ardente», di una stagione di riscoperta di spiritualità per la ricca autonomia trentina.
E' l'impegno da seguire per chi vuole onorarla. E' anche un cristianeismo semplice: porta a volersi bene, alla pace.
 

Franco De Battaglia