L'Adige, 15.03.2008

 

di Pierangelo Giovanetti



La Storia è fatta da grandi uomini e da grandi donne. Spesso sono grandi donne. Donne che hanno fatto della loro debolezza la loro forza, della loro semplicità la loro carica di travolgente cambiamento.

Chiara Lubich era una di queste. Anzi è una di queste. Perché anche se ieri, questa trentina dal cuore dolce e dalla forza d’animo inesauribile, «ha concluso il suo viaggio terreno e ha raggiunto la Casa del Padre» come il suo popolo l’ha salutata, il frutto di quello che lei sotto le bombe del ’43 in una Trento distrutta dalla guerra ha seminato, la rende tuttora viva e presente nel mondo, nello sguardo e nell’opera silenziosa di milioni di persone che ne seguono l’esempio e l’insegnamento.

Chiara Lubich è stata una grande cristiana, ma soprattutto una grande donna. Perché ha saputo fare della sensibilità tipicamente femminile, della disponibilità di ascolto dell’altro e di comunicazione profonda dei sentimenti, un carisma capace di agire nella società e nella Chiesa, e di trasformarle radicalmente dall’interno. Non una rivoluzione armata, non uno scontro di poteri, non la rivendicazione di verità assolute o di ideologie indiscutibili, ma la capacità di aprirsi all’altro, chiunque esso sia, a qualunque religione, credo politico, estrazione sociale appartenga, e condividerne la strada insieme. Non schiacciandolo con la propria verità, ma ricercando insieme ciò che accomuna piuttosto che ciò che divide.

È questo che ha fatto di Chiara Lubich una delle figure più amate dalle altre religioni, un simbolo della costruzione della pace nel mondo e dell’unità dei popoli, una pioniera dell’ecumenismo e del ruolo centrale della donna nella società e nella storia.
Oggi quel seme piantato 65 anni fa nel primo focolare di via della Cervara è diventato un movimento presente in 182 Paesi, con milioni di persone che in quel carisma si riconoscono. Una presenza che innerva la politica, l’economia, la cultura, ogni ambito del vivere umano.

Ma più che i numeri e le dimensioni,  pur ragguardevoli, di un movimento cresciuto negli anni, quello che ha fatto di Chiara Lubich una figura simbolo nei diversi continenti e nelle diverse religioni, è stato il suo stile, il suo metodo: quel saper cambiare il proprio cuore invece che voler cambiare quello dell’altro. Così Chiara Lubich, una donna di cui l’intero Trentino deve andare fiero, ha reso un po’ migliore il mondo.
 

Pierangelo Giovanetti