Trento, Palazzo Geremia, 22.05.2008

“Da Trento al mondo, dal mondo a Trento:
sentieri di fraternità universale”

Intervento prof. Y. Upadhyaya

   audio (2,23 Mb - durata 15' 11'')


Autorità presenti qui sul palco e tutti voi che siete ammiratori, fedeli, seguaci, amici di Chiara Lubich. Mi inchino di fronte al Dio, a Dio che è pieno di compassione e di amore e mi inchino anche di fronte a ciascuno di voi, nei cuori Dio risiede.
Prima di tutto vorrei esprimere la mia gratitudine per essere qui oggi ed essere stato invitato nella città che ha dato i natali a Chiara Lubich ed essere presente a questo convegno. Ed anche di essere invitato a partecipare a questo momento di dialogo, che è un punto fondamentale per portare la pace ed il dialogo nel mondo.
Parlo a nome di tutti, ne sono certo, gli amici indiani. Ci sentiamo veramente benedetti di essere arrivati qui nella città di Trento: per noi è ritornare alla ‘fonte’, alla vera casa. E’ ritornare all’oceano infinito dell’amore.

Quando ho incontrato Chiara Lubich ed ho letto i suoi scritti, non ho mai sentito che leggevo qualcosa che apparteneva ad un’altra religione, sentivo di leggere qualcosa che apparteneva alla mia religione, perché Chiara parlava di valori morali e universali che sono presenti in tutte le religioni.
Questi ultimi giorni abbiamo visto alcune parti di Trento, per esempio dove lei è nata. E come l’Himalaya è la misura per noi della ricchezza spirituale dell’India, questa piccola città di Trento è davvero immensa per dare un’idea di quella che è la ricchezza spirituale dell’Europa.
Sono stato molto toccato nel vedere i luoghi dove era nata e dove ha vissuto, e sentivo che non vedevo una città che è una giungla di cemento, ma ho visto un luogo, una terra che fioriva. Chiara ha vissuto la penitenza in una vita austera per sei anni e sei anni hanno un simbolo molto forte, molto importante. Nella nostra tradizione indù l’energia sintetizza le sei energie fondamentali che ci sono nel nostro corpo e questo è quello che è successo a Chiara. Lei ha praticato il Vangelo in modo austero, concreto per sei anni, si è purificata e l’elemento divino è entrato in lei ed ha acquisito una capacità di vedere le cose in un modo penetrante dal punto di vista di Dio
E mi sono ricordato di uno dei nostri santi degli Upanishad di migliaia di anni fa che ha ritirato dentro di sé tutti i suoi sensi e i suoi organi di senso e ha sviluppato una nuova capacità di vedere, una nuova capacità di contemplare le cose. Una nuova visione che è l’unità nella diversità. Una visione di unità che non danneggia la diversità ed è una visione che sintetizza l’unità in modo integrale: è la visione della luce divina. E la luce è la visione che attraversa l’essere superficiale e va al di là dei nomi, delle forme, degli attributi e vede e guarda il punto più interno, l’essenza, e vede ciò che non è diviso nelle cose e negli esseri che sono divisi. Vede l’immortale fra i mortali, l’eterno fra quello e quelli che invece passano.
Come risultato, la differenza fra il vivere e il non vivere, tra la materia e l’anima sparisce. Tutto diventa un’espressione dell’amore, un’espressione di Dio, un’espressione di unità, e questo è quello che dice il nostro libro sacro: il Bhagavad Gita. Dice che tu puoi capire Dio soltanto quando puoi capire quella che è la materia e l’anima. E quando vedi l’unità, la fede incrollabile si sviluppa e l’amore esce in modo spontaneo e va verso tutti. Ed è questo tipo di amore che unisce tutti che fa del mondo un nido unico, solo, dove tutti gli uccelli vengono a posarsi e poi ripartono.
Ed è in questo oceano di amore che tutte le differenze spariscono. Una goccia perde la sua natura di essere goccia perché cade nell’oceano. E questo è quello che ha predicato Chiara e questo è il messaggio dell’induismo e in particolare dell’Upanishad
Chiara Lubich parla molto del dare, del partecipare agli altri, anche l’induismo dice: “Sii felice di dare”. E’ per questo che noi indù diciamo: “Colui che mangia da solo, mangia il peccato e colui che gode da solo è un ladro”. Questo messaggio di amore universale e di fratellanza universale è lo stesso nell’induismo come in tutte le religioni.
Quindi Chiara ha lavorato per la globalizzazione dei cuori e ha predicato il vero umanesimo, perché la religione dell’amore è comune a tutti gli uomini, di fatto ad ogni uomo, perché è l’istinto fondamentale che ogni uomo ha veramente dentro di sé: amare ed essere amato. Quindi dobbiamo abbracciare ognuno. Nella Istituzione dove io lavoro abbiamo un motto: “Per me lascia che ogni pensiero che è nobile possa venire a te da qualsiasi parte esso venga”.
Sono stato così impressionato dalle parole, dal lavoro di Chiara Lubich che sento adesso che sto lavorando non soltanto per la mia religione, ma per “la” Religione.
L’altro giorno qualcuno mi ha detto: “ Che cosa è un miracolo?”. Alcune volte noi pensiamo che quando Dio fa il nostro lavoro, quello che dovremmo fare noi, quello è un miracolo. Ma quando ho visto Chiara mi sono reso conto che quando noi facciamo il lavoro di Dio, allora quello è un vero miracolo.

Noi siamo venuti a Trento per riaccendere il nostro amore e la nostra fratellanza universale. Con questa nuova visione abbiamo vissuto la compassione, la condivisione, abbiamo imparato a perdonare e anche a dare amore. Siamo ritornati a Trento per dare la nostra riconoscenza a Chiara per aver trasformato le nostre vite in un fuoco d’amore. Siamo venuti qui per ricaricare le batterie, per rigenerarci, e siamo venuti qui per cercare di riconoscere quello che veramente siamo, il nostro vero essere che è amore e pace.
Normalmente un uomo è influenzato dall’esistenza attorno a lui, ma nel caso di persone sante come Chiara Lubich, è il santo che influenza la situazione attorno a lui o attorno a lei.
Con queste parole voglio ringraziare la città di Trento e voglio concludere con una preghiera per la benedizione di Chiara Lubich e la benedizione di Dio.
Grazie a tutti
 

DIALOGO

 (292 Kb - durata 1' 59'')


Domanda al prof Upadyaya:
Parlava di un mondo trasformato in un nido. Un’immagine molto bella, ma qualcuno più pessimista potrebbe ritenerla irreale, perché nel modo di oggi ci sono molti avvoltoi che stanno cercando di distruggere questo nido. Ci sono squilibri a livello sociale, ci sono delle problematiche ambientali che mettono a rischio la stessa sopravivenza dell’umanità. Ci sono atteggiamenti mentali, come il fondamentalismo, che trasversalmente interessano tutti i popoli. Allora, come è possibile irrobustire il tessuto di questo nido, renderlo davvero il luogo in cui tutti possono arrivare a mangiare.

Risposta del prof Upadyaya
Grazie di questa domanda. Mentre rendiamo questo mondo un nido universale, vogliamo anche trasformare gli avvoltoi in colombe. L’amore ha questo potere, ma l’amore ha anche questa capacità affascinante.