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Bisogna trasformare gli avvoltoi
che distruggono la convivenza tra popoli e tra religioni in colombe: è
il messaggio che viene dall’India per la città di Chiara Lubich. Quel
che la fondatrice del Movimento dei focolari ha seminato nel mondo in
parte è ritornato a Trento ieri pomeriggio, a Palazzo Geremia, durante
l’incontro con alcuni accademici indiani, di religione Indù, che avevano
conosciuto e apprezzato il lavoro della trentina con il “carisma
dell’unità”. E proprio a questo bisogno di unità e dialogo il sindaco
Alberto Pacher ha fatto appello, in una Trento ultimamente segnata da
fenomeni di intolleranza verso il diverso e lo straniero.
In India Chiara, già negli anni ’80, aveva fatto nascere alcuni
Focolari. Nel 2001 compì il suo primo viaggio per ricevere il premio
“Difensore della pace”. In quella occasione conobbe Suresh Upadhyaya,
direttore del Centro per Dottorati di Ricerca, Bharatya Vidhya Bhavan,
di Mumbai, che ieri a Trento, insieme a Kala Acharya e Shobada Joshi
dell’Università Somaiya di Mumbai, l’ha ricordata per la sua capacità di
mettersi in dialogo. «Quando ho conosciuto gli scritti di Chiara mi
sembrava di leggere dei testi della mia religione. Parlava dei valori
etici presenti in tutte le religioni».
Upadhyaya ha tradotto nel linguaggio della sua religione l’esperienza
della Lubich: «Chiara ha vissuto sei anni di penitenza. si è purificata
seguendo il Vangelo. Dio è entrato in lei. Ed è stata capace di
trasmettere l’unità». Nell’induismo si può capire Dio quando si
percepisce l’unione intima tra materia e spirito. «Questa per noi è la
vera globalizzazione: fare del mondo non un villaggio globale, ma una
famiglia globale».
A salutare la delegazione indiana c’era anche l’arcivescovo Luigi
Bressan che ha ricordato come il carisma dei focolarini sia quello di
globalizzare la dimensione dell’amore. Per Pacher Trento deve «tenere
aperte le finestre per far circolare aria per il dialogo», e non cedere
a paure o rinunciare alla sua vocazione di città di incontro di fedi e
culture diverse.
Per finire Upadhyaya ha risposto ad una domanda del moderatore, Diego
Andreatta: come difendersi dai tanti “avvoltoi” che distruggono i nidi
del dialogo e della convivenza pacifica? «Chiara stessa ci ha lasciato
detto che dobbiamo lavorare per trasformare gli avvoltoi in colombe, con
l’amore, la pazienza, la costanza». |